martedì 9 febbraio 2016

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LOSFELD






DA LOSFELD: 


Bellezza ti si augura. 
Di un giorno sereno, un giorno felice. 
Alla Luce come al Sole.

E su antica colonna, tu su di essa riversa, Bellezza t'ammira: 
esporre di te alla luce fulgente di Ra ogni tua parte. 
Di quella luce nascente raccogli tutta di te vogliosa, 
ogni forma di vita. 


E la riversi su noi; facendone dono. 
Grati ti siamo, o Figlia di Dea.
O Tu - o Dorata, sempre Cara agli Dei: Dalle Tenebre sàli. 

Per te, per te soltanto: Risàli. 

Jusepe de Ribera detto lo Spagnoletto, n. Játiva 1591 - m. Napoli, 1652), San Gerolamo.




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DA LOSFELD:

Ora: Essa,  
gravida di tempo  
bellezza dolcezza inerte  
lieve a Vita s'eleva
al contempo a vita s'abbandona. 
"Sai d'Antiochia a Gerusalemme porti nel t'avvolge oro di Bisanzio  
sei di tempo irto verso Costantinopoli";  
mi scoprii a sussurrarle. 

***

Giovanni Pisano (Pisa, ca 1245 - Siena, ante 1319) - Margherita di Lussemburgo (1276 - +Genova, 1311), imperatrice, consorte di Arrigo VII. Monumento sepolcrale (1313-1314 ca). 


Ella.
Sasso ormai vive pietra alla terra donata marmo vibrante. 

Giovanni Pisano (Pisa, ca 1245 - Siena, ante 1319) - Margherita di Lussemburgo (1276 - +Genova, 1311), imperatrice, consorte di Arrigo VII. Monumento sepolcrale con Gisant semiasceso (1313-1314 ca). 


***

"Mi domandi quale sia ora lo stato del mio animo, ed io subito misuro l'insufficienza delle mie parole, questa sottile imperfezione per la quale quel che dico mi appare monco e povero al confronto di ciò che provo. 

O forse avverto, inaspettatamente, il pudore delle parole.

Io che per l'addietro ne ho abusato talmente, come sai, io che anzi ho tanto chiesto alla bellezza della forma, come se una parola ben scelta e collocata o una frase ben ornata bastassero a designare una verità, sento insorgere ormai in me una specie d'intimo divieto e quasi la paura d'assecondare un vecchio vizio se appena m'accorgo di compiacermi d'una cadenza o di cercare, mentre scrivo, un termine più eletto." 

Così, puoi figurartelo, mi diventa impossibile addirittura scrivere. 
E spesso, ti confesso, mi scopro a domandarmi, con confusa riprovazione, se anche questo non sia un indizio della mia non ancora vinta presunzione di vecchio retore, questo pudore che insidia, o raffrena, l'abbondanza del cuore e il mio ormai stabile sentimento della verità: così stabile anzi, bada, così vigile ed esclusivo, che spesso mi domando se non sarebbe possibile arrivare ad esprimerlo con un'unica parola, ma una parola che fosse tutto, affermazione e invocazione, e slancio d'ardimento e bisogno d'annientamento, e certezza e orgoglio d'essere nella verità e trepida e umiliata implorazione di persistervi: una parola, voglio dire, in grado d'esprimere da sola, adunata in un suono, e fuori da ambiguità e sottili adombramenti..." 

“(…) una parola, in altri termini, che sembri nata dal silenzio e sia capace di rinviare infiniti echi, come il silenzio. Ma anche questa, dirai tu, è presunzione di vecchio retore, questa mia non vinta ancora fiducia nella parola, la speranza che essa arrivi a designare l'ineffabile. 
Hai ragione: vi scorgo anch'io un segno d'imperfezione.//

Consentimi tuttavia d'insistere, sia pure per un breve istante.

Ti rammenterai di com'ero io al tempo dei primi nostri incontri, allorché tu incominciasti a prenderti cura di me per convertirmi: perduto per tanti anni dietro i libri dei pagani, innamorato dei filosofi, ammiravo il loro linguaggio ed ero orgoglioso d'imitarlo, compiacendomi anch'io di quella sorta d'irresolutezza della parola nella quale mi pareva consistere l'essenza del loro stile." 

"Ricordi certamente i miei scritti d'allora: moltiplicavo, sfaccettavo, iteravo i concetti, adunavo mille sensi intorno all'unico che volevo esprimere, non m'appagavo d'un'idea se non riuscivo a duplicarla né d'una verità se non riuscivo ad adombrarla. 
Intendo adesso in che sbagliavo; non era una verità. 
Era indifferente, in ogni caso, che io dicessi quella o un'altra. 
È perciò che ora vorrei disporre d'un termine bastante a dire tutto, d'un suono, anzi, che arrivasse a esprimere il tutto. 

La Parola, l'avrai intuito. 
Ma era lì e l'ho trovata. 
Stupito che fosse, in fondo, così semplice arrivarvi, rammaricato, riguardando indietro l'intero corso della mia vita, d'aver perduto tanti anni prima di riuscire a identificarla. 
(...) la vedresti scritta per ogni parte, lungo i muri della mia cella e ovunque poso quotidianamente gli occhi, udresti quanto spesso la ripeto ad alta voce." 

[Da: "Mi domandi..." a: "...ad alta voce." è in: Paolo Settimio Secondo, monaco nel cenobio di Vivario, in Calabria, a Teodato, monaco nel monastero benedettino di San Paolo, a Roma (anno 600 d.C. circa), (bellissima epistola in Mario Pomilio, Il Quinto Evangelio, Milano, Rusconi, 1975, pp. 54-7)].



Francisco ZURBARÁN,  San Serapio, olio su tela (1630). Madrid. Museo del Prado.  

Fa così male. E' come insinuarsi. Come uno squarcio. In un Oltre inarrivabile... In un meraviglioso, disperato, doloroso veder_si nel suo sguardo. Spento. 
Sublimato. Nulla è nel quadro di quel dolore che il Silenzio. 

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